Martedì, 29 Marzo 2016 00:00

Sfatare il mito del Pellet Bianco

Il pellet è sempre più diffuso in Italia, che è tra i principali mercati europei (se non il primo) per il riscaldamento domestico. Per questo assume particolare importanza parlare di qualità. 

 «Qualità del combustibile significa rispondenza a determinati requisiti che, se rispettati garantiscono efficienza d’impiego (quindi minori costi), qualità nelle emissioni, sicurezza d’uso. Questo concetto è applicato da sempre ai combustibili e ai carburanti tradizionali e, giustamente, da qualche tempo anche a pellet, cippato,legna da ardere e bricchette. Sottolineiamo  però che un combustibile di qualità bruciato in una stufa di qualità scadente riduce molto le sue prestazioni energetiche e ambientali e quindi perde le sue “qualità”».

Pellet di qualità si traduce necessariamente in pellet certificato?

«La certificazione aiuta in quanto coinvolge un ente terzo che verifica che il prodotto sia conforme alle norme citate. Questo non esclude che un pellet non certificato possa comunque essere un pellet di qualità. La certificazione è volontaria così come l’adozione delle norme citate, servirebbe quindi una maggior attenzione del legislatore su queste tematiche e l’attivazione di un sistema di controllo capillare».

Al momento dell’acquisto il consumatore a cosa deve fare attenzione?

«La prima cosa da guardare è che ci sia un’etichetta che rechi il produttore o l’importatore e come minimo le principali caratteristiche. Diffidare assolutamente di sacchetti anonimi e anche nel caso in cui si acquisti prodotto sfuso è necessario chiedere sempre la documentazione di accompagnamento. Inoltre è necessario che l’utente scelga pellet dichiarato o meglio ancora, certificato, conforme alle norme tecniche di riferimento. A fianco di queste informazioni è inoltre utile, se non necessario, che vengano dichiarate certe caratteristiche».

Sul mercato vengano proposti pellet bianco (chiaro) o scuro. Il primo è sempre meglio dell’altro, anche per qualità?

NOTA BENE:

E’ bene sfatare il concetto che a priori il pellet bianco è migliore di quello scuro. Il colore scuro dipende da vari fattori e non dalla qualità.

L’etichetta cosa deve riportare? Nello specifico, quali aspetti devono essere segnalati e quali sono le corrette chiavi di lettura per il consumatore affinché possa comprendere se il prodotto è valido?

«Parlando di pellet l’etichetta “dovrebbe” riportare come minimo il contenuto di cenere (che rappresenta la parte di combustibile che non brucia e quindi che può sporcare e intasare la stufa nonché ridurre il contenuto energetico del pellet), l’origine della materia prima (sicuramente l’essenza, ma sarebbe utile anche la provenienza), il potere calorifico e la cosiddetta durabilità (che indica la resistenza del pellet nel tempo agli scuotimenti e alla frantumazione). La presenza di additivi (leganti) dovrebbe essere dichiarata sia in quantità che qualità».

Uno dei parametri che vengono spesso presi in considerazione è il potere calorifico. A cosa bisogna fare attenzione, al riguardo?

«Paradossalmente il potere calorifico è un parametro meno importante rispetto ad altri. Questo perché se la materia prima è legno, il contenuto energetico varia poco da essenza a essenza. Inoltre è facile ingannare/attirare l’utente con valori alti, superiori a quelli del normale legno, che però possono nascondere nei casi più gravi la presenza di materiali non legnosi (plastica o colle)».

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